Primo: votare - Secondo: pregare
La buttiamo anche noi in politica ?
È un rischio, ma qualche considerazione in pillole, in un contesto così confuso, magari ci sta…
“Io a votare, questa volta, proprio non ci vado: faccio anch’io l’antipolitica alla Grillo… mi hanno proprio stufato! ”.
“Non votate per i partiti minori: sono voti persi…non bisogna disperdere i voti…”.
“Con queste elezioni non possiamo scegliere proprio niente: fanno tutto i partiti… dobbiamo ingoiare tanti rospi se vogliamo esprimere un voto…”
“Ci avviamo verso l’inciucio? Sarà utile un voto ai partiti minori?"
“I cristiani da che parte stanno? Una volta era più semplice, si votava per fede!"
Discorsi spesso delusi, scettici, amari, qualche volta astiosi…
Un vero problema recarsi a votare oggi! E con tanti e ragionati motivi… Ma forse qui occorrerà ricordarsi che partecipare alla vita sociale e politica, anche con il voto, è dovere irrinunciabile di ogni cittadino, anche se occorrerà vincere qualche riluttanza.
Le elezioni anticipate nel nostro paese indicano che stiamo vivendo ancora una fase di transizione:Tangentopoli, assassinio di Aldo Moro, crisi dei partiti politici hanno portato ad una frantumazione degli interessi, ad uno scollamento tra paese formale e paese reale.
Manca la capacità politica del bene comune!
Vi sono le cosiddette “lobby” interessate e vi è una plateale incapacità della politica ad interpretare la realtà.
Siamo riusciti ancora una volta ad andare al voto con una legge elettorale che è la peggiore che ci possa essere, basata sul voto di lista determinato dai partiti. Non si possono esprimere preferenze, un candidato di Verona può essere messo in lista a Catania, anche se non lo conoscono, perché il seggio è sicuro: con tanti saluti alla democraticità e alla rappresentanza.
Si comprendono, pertanto, tutte le ragioni degli “scontenti” (e lo siamo un po’ tutti…),
ma forse, a votare, proprio per questo, occorrerà andarci: non possiamo starcene solo alla finestra a piangerci addosso…
E da cristiani come ci comportiamo?
Forse è meglio, per un orientamento da non trascurare, rifarsi ad un documento dei Vescovi lombardi, datato 3 maggio 2006, a commento delle passate elezioni.
Dopo che ognuno avrà espresso le proprie scelte, magari potremo riscoprire assieme che un dono prezioso che certamente insieme, come Cristiani, possiamo fare al nostro paese è pregare per chi avrà la specifica responsabilità di governare al servizio del bene comune.
Di seguito riportiamo i paragrafi 6-7-10 del documento citato:
“Salvaguardare la comunione ecclesiale
6. Dobbiamo confessare ora la preoccupazione che ci prende come pastori – e in un modo particolarmente vivo – di fronte alle forti tensioni e, in taluni casi, a qualche divisione che si sono prodotte o sono riemerse nelle nostre comunità ecclesiali in occasione della recente vicenda elettorale.
Da quanti vivono responsabilità pastorali a contatto più diretto e immediato con la gente ci viene offerto il quadro di comunità nelle quali la presenza di scelte politiche opposte ha pesato e pesa sul rapporto tra gli stessi fratelli di fede e condiziona, talora in modo profondo, il confronto e la vita nella stessa comunità.
Non possiamo poi tacere lo sconcerto che si è verificato di fronte ad affermazioni, fatte in campo non solo politico ma anche ecclesiale, circa l’inaffidabilità come cristiani di coloro che avrebbero scelto una parte politica piuttosto che l’altra; come pure il grave disagio – anche nella forma di una crisi di coscienza – che simili giudizi indebiti hanno provocato nell’animo di alcuni membri del popolo di Dio.
7. Al riguardo è nostro dovere ribadire quanto afferma il Concilio a proposito delle scelte politiche: “A nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa" (Gaudium et spes, n. 43).
Di conseguenza, ci si deve guardare dalla tentazione di presentare se stessi o il proprio schieramento come il migliore o persino come l’unico interprete della dottrina sociale della Chiesa e dei suoi valori e principi, tacciando gli altri fratelli nella fede di minore fedeltà al Vangelo o di incoerenza con esso.
Nello stesso tempo dobbiamo sentirci impegnati a promuovere un’azione educativa costante e capace di aiutare tutti alla comune condivisione dei medesimi principi ispirati alla retta ragione e al Vangelo e, insieme, al rispetto delle posizioni e delle scelte “pratiche” di ciascuno. Infatti, dalla medesima fede e dal riferimento alla stessa ispirazione cristiana non derivano necessariamente identiche scelte programmatiche, politiche e di schieramento. Di conseguenza il giudizio su queste scelte non può essere formulato in nome della fede e dell’appartenenza ecclesiale.
In preghiera per il Paese
10. Vogliamo ricordare infine a noi stessi e a tutti, nell’attuale situazione sociale e politica del nostro Paese, la parola del Salmista: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode"
(Salmo 127,1).
Troviamo in questa parola l’invito a non dimenticare mai che ogni momento della storia vede la presenza operante, benevola e forte, del Signore: una presenza che ci dona fiducia e ci apre alla speranza.
Vi troviamo anche l’invito a riservare nella nostra preghiera quotidiana un posto per i problemi e le risorse del nostro Paese e per coloro che hanno specifiche responsabilità sociali e politiche, accogliendo così l’indicazione dell’apostolo Paolo al discepolo Timoteo:
“Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità” (1Timoteo 2.1-2).
Ci auguriamo che la parola del Salmista possa avere una forte risonanza nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà, che percepiscono come la moralità – anche o forse soprattutto quella sociale e politica – può svilupparsi sulla base di una autentica religiosità, anzi di una vera spiritualità.
L’augurio si fa appello ai cristiani impegnati in campo politico perché, vivendo il loro servizio come espressione alta di carità, sappiano coltivare una convinta e generosa “spiritualità cristiana laicale”: per il bene di tutti.”
+ I Vescovi lombardi