<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Sant'Apollinare
Comunità parrocchiale di
SANT'APOLLINARE
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marzo 2008

 

Il dono dell'acqua viva


Intrigante, per noi, la figura della donna di Samaria che incontra Gesù al pozzo di Giacobbe (Gv 4).

Il dialogo di Gesù con la Samaritana è uno dei testi più belli e profondi della bibbia e fotografa in modo mirabile la sete di Dio e la nostra sete.

Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Nelle sue parole possiamo scorgere quasi un segno della sua stanchezza:

“ …se tu conoscessi il DONO di Dio…”.

E, cioè, “Dio ti vuole fare un dono… un’acqua viva capace di estinguere la sete e diventare in te sorgente che zampilla per la vita eterna”.

Ma lei non capisce!… Come è difficile per Dio farci un dono! Sembra che sia Lui ad avere bisogno: “Dammi da bere”.

Gesù è stanco; l’inviato di Dio nel suo pellegrinaggio alla ricerca dell’uomo conosce la stanchezza…che è la nostra stanchezza…

E quando siamo stanchi ci lamentiamo di Dio, lo mettiamo alla prova, come fa il popolo con Mosé nel deserto: “…Ma c’è questo Dio si o no?”.

E ci mettiamo a confrontare Dio mettendolo in rapporto ai nostri desideri, alle nostre insoddisfazioni…e lo sfidiamo a realizzar-li…così potrà convincerci e potremo credere in Lui…!

I nostri desideri, sempre piccoli, inconcludenti: mettono in relazione Dio al nostro bisogno…sono senza futuro e avviliscono la generosità di Dio.

Quasi contrattando! Quasi che Dio avesse bisogno di noi!

Noi siamo gente “pratica”, realista, crediamo in quel che vediamo, tentiamo di ridurre Dio nei nostri confini e…mortifichiamo il dono che Gesù offre, il dono “dell’acqua viva”….

Dio va bene, diciamo, ma deve stare al suo posto: sappiamo che ci sono le leggi, i comandamenti, i precetti e le tradizioni, ma la vita è la vita. Noi preferiamo stare nelle nostre acque ferme, stagnanti…Chiediamo a Dio di non “allargarsi” troppo…

Sappiamo anche che il pozzo non basta a soddisfare la nostra sete, la sete della donna di Samaria, ma lei continua imperterrita, difende la propria insufficienza, la propria stanchezza, non vuole darsi per vinta: preferisce fare la “pendolare” avanti e indietro dal pozzo, in un vivere ripetitivo e rassegnato. Ha paura di farsi le domande vere sulla vita, di ascoltare, di guardarsi dentro: teme di affogare nei suoi fallimenti e si rimette in viaggio, avanti e indietro dal pozzo.

La nostra stanchezza nasce dall’insorgere dei bisogni, dei desideri che rinascono sempre identici, che non hanno futuro, che non hanno adempimento definitivo, non hanno riposo, inseguono risposte a domande troppo piccole che rimandano indefinitivamente la domanda essenziale: la sete di Dio, il desiderio di Dio: “l’anima mia ha sete del Dio vivente…”.

“Dammi da bere” dice Gesù.

Anche Dio ha sete: Dio ha sete del nostro amore e desidera per noi tutto il bene.

All’Angelus di Domenica 24 febbraio così si esprimeva Benedetto XVI: “…la sete di Cristo è una porta di accesso al mistero di Dio che si è fatto assettato per dissetarci, così come “si è fatto povero per arricchirci”  (Cor 8,9).

Si, Dio ha sete della nostra fede e del nostro amore. Come un padre buono e misericordioso desidera per noi tutto il bene possibile e questo bene è Lui stesso.

La donna di Samaria (cioè noi) rappresenta, invece la insoddisfazione esistenziale di chi non ha trovato ciò che cerca; il suo andare e venire dal pozzo per prendere acqua esprime un vivere ripetitivo e rassegnato.

Fino a quel giorno… Tutto cambiò in quel giorno dell’incontro con Gesù… Tutto può cambiare in noi grazie al colloquio col Signore Gesù.

La donna di Samaria rimase sconvolta a tal punto da lasciare la brocca dell’acqua e mettersi a correre per dire alla gente del villaggio: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia? (Gv 4,28-29)

Avanti e indietro dal pozzo anche noi come la Samaritana: non sono troppo spesso così simili alle sue le nostre domande “religiose”?

Come si deve fare? Ci si deve confessare o no? È obbligatorio o no? Che senso ha? È giusta questa legge che impone la fedeltà indissolubile ad un unico matrimonio? Sono giuste tutte le altri leggi cristiane a proposito dell’uomo e della donna?

Tutte domande troppo piccole che lasciano nell’ombra quella essenziale: chi è Dio? È o non è vicino? Ama o non ama? Mi cerca, conto qualcosa per lui o no?

Domande troppo grandi, lasciate pudicamente nel silenzio, nell’ombra…

Abbi pazienza, Signore Gesù. Riposati della tua stanchezza presso un pozzo: ma fa in modo che li mi trovi anch’io e che tu possa trovare in me un discepolo, un credente.

 

don Vittorio