L’avviso di convocazione per i Consigli Pastorali
delle tre parrocchie dice una novità che già abbiamo
annunciato nei numeri scorsi dall’Informatore, ma che richiederà ancora
tanto tempo perché venga assimilata.
Dice la dinamica di una Chiesa attenta ad un territorio, che ragiona
su versanti più ampi di quelli del campanile.
Dice l’esigenza di uno sguardo sulla Chiesa nel tempo e nel
mondo, capace di ascoltare realisticamente il pulsare della vita
per poter annunciare in un mondo che cambia la speranza del Vangelo
di Nostro Signore Gesù Cristo.
Diventa per noi uno stimolo a crescere nella dimensione missionaria,
a saper cogliere sempre meglio i “segni dei tempi”, a
dilatare conoscenze e attenzioni che, oltre le difficoltà del
tempo presente, sanno cogliere, magari con modalità diverse,
le risorse comunque presenti anche oggi.
Vogliono ritrovare ambiti per un confronto, raccontarci le nostre
esperienze di vita. Non basta sapere la morale e la dottrina: occorrerà individuare
assieme quali percorsi seguire, quali comportamenti assumere per
essere segni di speranza nelle nostre comunità e nel mondo.
Il Convegno ecclesiale di Verona significativamente ha voluto con
insistenza proporre cinque ambiti di “racconto” dentro
l’uomo:
1. La vita affettiva.
Perché passa dal cuore il futuro dell’uomo
realizzato. Spesso facciamo fatica a dare un nome alla realtà del
cuore, eppure è necessario partire da lì per diventare
adulti.
2. Lavoro
e feste.
Per saper ritrovare un ritmo sapiente tra lavoro
e feste.
Per dare un senso al tempo.
Occorre uscire dalla logica di un tempo ciclico e indifferenziato
per aprirci ad un futuro diverso.
3. La fragilità.
Scorgere dietro quelle ombre la luce del volto di
un Padre buono. Prendersi cura dell’uomo che soffrire\ vuol
dire rivolgersi a creature il cui dolore è stato ed è condiviso
da Dio stesso.
4. Tradizione.
Quella sorgente di vita che attraversa i secoli.
Tornare alle radici della propria identità non significa ripetere
schemi sterili, ma crescere con radici profonde e salde.
5. Cittadinanza.
Costruttori di una “città” più vivibile
e più umana.
Perseguire il bene comune è da sempre un compito appartenente
alla vocazione più genuina dei Cristiani.
Nella scia di queste autorevoli indicazioni cercheremo di rinnovare
i nostri passi per rendere più vivace anche la nostra esperienza
di chiesa decanale.
Questo è lo stimolo che riceviamo dalla
nuova strategia pastorale diocesana che immettendo un diacono nelle
nostre parrocchie, inserito in un presbiterio con altri tre presbiteri
a Sant’Apollinare e con i parroci di Sant’Anselmo e di
Madonna della Providenza ci chiede di costituire una sorta di unità pastorale
per dare risposte positive e convincenti agli interrogativi della gente
e “rendere visibile il grande “si” della fede” come
si è espresso Benedetto XVI al convegno di Verona: “…la
nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare
perché giunga a compimento effettivo, nelle nostre realtà quotidiane
della nostra vita ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in
noi col battesimo”.