<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Sant'Apollinare
27 aprile 2007 – ore 21
Comunità parrocchiale di
SANT'APOLLINARE
piazza S.Apollinare 7
20152 - Milano
telefono e fax 02-48911136

Intervento della Dr.ssa Valentina Soncini, responsabile del settore formazione adulti
dell’Azione Cattolica Diocesana

Il convegno ecclesiale di Verona
Tratti del profilo del laico
Luci e ombre e qualche possibile passo

Il fedele diviene “Testimone”

Quali sono riflessioni o orientamenti per il laicato impegnato oggi? per la comunità cristiana nel dopo Verona?
Il punto di osservazione che ho avuto è quello di delegata della Diocesi di Milano, la preparazione e gli ambiti di riflessione prima e dopo mi sono stati offerti dal cammino associativo dell’Azione Cattolica.

A) Come svolgere questa presentazione:
- una breve introduzione all’evento e alla sua impostazione – testimoni
- quale centralità del laico

B) Poi cercherei di cogliere soprattutto le luci di questo profilo

C) A seguire alcuni punti problematici

D) Passi possibili

 

A) Il contesto, la peculiarità, i laici

Questo Convegno nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere esplicitamente dedicato ai laici, ma in corso d’opera è stato mutato il suo senso e centrato sulla testimonianza cristiana, offerta non solo dai singoli, ma da tutta la comunità cristiana presente nella storia.
In preparazione a questo evento e nel solco di questa originaria intenzione S. Ecc. Rabitti, vescovo delle aggregazioni laicali in Italia, ha scritto una lettera a Pasqua del 2005 indirizzata a tutti i laici quale ideale convocazione di tutti i laici a Verona, Fate di Cristo il cuore del mondo.
Il documento preparatorio, di cui siamo debitori dal nostro Arcivescovo, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, ha poi indicato la prospettiva di lavoro: essere testimoni, come singoli e come Chiesa, dentro la vita. Questa attenzione al primato di Cristo, al discepolato, alla testimonianza come modalità impegnativa, ma inevitabile, nella relazione fede-vita, si è poi specificata in 5 diversi ambiti, 5 dimensioni trasversali e capaci di chiamare in gioco tutta la persona, tutta la vita.
Così disse Brambilla a questo proposito:

Uno degli aspetti più apprezzati della Traccia e degli eventi celebrati quest’anno in varie parti del paese è stato certamente l’inusuale formulazione dei cinque ambiti a tema qui a Verona. Con ciò si è voluto rompere la consueta articolazione dei momenti con cui si è soliti immaginare la missione della Chiesa nel mondo. La rappresentazione diffusa delle funzioni della pastorale (annuncio, celebrazione, comunione, carità, missione, animazione culturale, presenza sociale, lavoro, turismo, migrantes ecc.) ha sovente preso nella pratica un andamento molto settoriale e autoreferenziale. I settori della vita e dell’azione pastorale della Chiesa sono così diventati motivo per documenti e interventi talvolta senza ascolto reciproco e interdipendenza pratica. Il danno prevedibile è di perdere non solo l’unità della vita cristiana e della missione ecclesiale, ma di non riuscire a servire alla vita quotidiana della gente.

Proprio alla luce di questi ambiti giustamente il card. Ruini ha sottolineato la decisività della testimonianza laicale:
… Sono i laici ad avere le più frequenti e per così dire “naturali” opportunità di svolgere una specie di apostolato o diaconia delle coscienze, esplicitando la propria fede e traducendo in comportamenti effettivi e visibili la propria coscienza cristianamente formata. Così essi possono aiutare ogni uomo e ogni donna con cui hanno a che fare a riscoprire lo sguardo della fede e a mantenere desta a propria volta la coscienza, lasciandosi interrogare da essa e possibilmente ascoltandola in concreto.


B) LUCI

Le acquisizioni sui laici, dentro la dinamica del convegno:

Sia in doversi interventi ufficiali (Relatori) sia nella partecipazione nei gruppi, la presenza laicale è stata importante. Stile, sintesi, scioltezza

I contenuti
In sintesi: Triplice vocazione: formativa (spirituale), sinodale (comunicale), secolare (responsabilità missionaria)

Testimoni “di” Cristo
Benedetto XVI: essere suoi, di Lui, lasciarsene determinare.
Primato della dimensione spirituale, sete di profondità, e insieme importanza di essere coltivati e sostenuti nell’abbeverarsi alla dimensione profonda della grazia.

Testimoni non isolati
Testimoni sostenuti, alimentati da una partecipazione ecclesiale significativa, comunionale, aperta al discernimento.
Fedeli laici pienamente appartenenti alla comunità, in dialogo con i sacerdoti (insieme si sta o si cade; sinfonia delle diverse vocazioni, richiesta di cura e di riconoscimento non solo in funzione di servizi da svolgere).

SOTTOLINEATURA DELLA importante COMUNIONE DENTRO LA CHIESA per un discernimento comunitario e per una elaborazione di percorsi adatti a esprimere oggi la testimonianza cristiana rispetto alle nuove grandi questioni della vita (lavoro,politica, etica)

Testimoni non per caso, ma formati
Testimoni più esposti, in ogni luogo della vita, per dire il Vangelo. La rilevanza del loro compito quotidiano famigliare, sociale e politica, e l’importanza del laicato per edificare un volto compiuto di Chiesa, rende necessario un maggiore investimento formativo, una cura maggiore di una comunione ecclesiale e l’apertura di spazi per poter elaborare nuove forme di testimonianza, di vissuto cristiano.

- PRIMATO DELLA FORMAZIONE - Ruini, ambiti, ….

…Soltanto per questa via può realizzarsi la saldatura tra la fede e la vita e può assumere concretezza quella “seconda fase” del progetto culturale che è stata motivatamente proposta dal Cardinale Tettamanzi. Questa forma di testimonianza missionaria appare dunque decisiva per il futuro del cristianesimo e in particolare per mantenere viva la caratteristica “popolare” del cattolicesimo italiano, senza ridurlo a un “cristianesimo minimo”, come ha giustamente chiesto Don Franco Giulio Brambilla: tale forma di testimonianza dovrebbe pertanto crescere e moltiplicarsi. Potrà farlo però soltanto sulla base di una formazione cristiana realmente profonda, nutrita di preghiera e motivata e attrezzata anche culturalmente.

Essere speranza del mondo

TESTIMONIANZA quotidiana, nuova , con genialità secolare: genio cristiano nel tradurre Vangelo nella storia, esercizio di speranza che si fa forma pratica di vita testimoniale.
Questa possibilità di presenza è il dato non scontato, scaturisce dalla capacità di camminare nella storia, dentro le vicende quotidiane, abitandole come tutti, ma insieme aperti al primato di Dio. Ciò chiede di essere capaci di attenzione continua a Dio e all’uomo, a Gesù Cristo, a cui essere relativi, per poter incontrare veramente l’uomo.
Tettamanzi così richiamava l’intreccio tra sequela personale, attenzione alla cultura, capacità di leggere il contesto:
…. La testimonianza è questione globale e unitaria di spiritualità, di pastorale e di cultura, perché per interiore esigenza e di fatto essa scaturisce dalle radici vive e vivificanti di una intensa spiritualità, si esprime nell’agire pastorale-missionario della Chiesa e dei credenti e trova nella cultura lo strumento e insieme la forza per “aprirsi” e “dialogare” con i linguaggi e le esperienze della vita dell’uomo d’oggi. Ci troviamo dunque di fronte a tre realtà, più tre dimensioni, che vanno profondamente saldate insieme. In particolare, la cultura viene intesa «come capacità della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un orizzonte di senso, di essere con la stessa esistenza un punto di riferimento credibile per chi cerca una risposta alle esigenze complesse e multiformi che segnano la vita.
In questo senso il vissuto, come testimonianza, si configura come sintesi finale di un processo di discernimento evangelico che si snoda attraverso le fasi del leggere e interpretare i segni di senso o di speranza, del decidersi con scelte libere e responsabili per offrire senso e seminare speranza, dell’impegnarsi in atteggiamenti e comportamenti concreti e, dunque, in opere di speranza, giungendo sino a una specie di coraggiosa “organizzazione della speranza” anche sotto il profilo comunitario e strutturale. In questa linea la testimonianza, che passa attraverso il discernimento, presuppone un umile e forte esame di coscienza e diviene il frutto di una vera e propria conversione: a Cristo e all’uomo.


Ancora su questo profilo di testimone attento alla realtà culturale, al mondo, dentro la storia è risuonata la parte conclusiva dell’intervento di F.G.Brambilla:

La testimonianza come “esercizio” significa che la vita cristiana è un agire che sa assumere le forme della vita umana come un alfabeto in cui dirsi e in cui realizzarsi. Sarebbe un’interpretazione fuorviante immaginare che il “mondo”, presente nel motto di Verona, sia solo lo scenario passivo di un’azione di salvezza che il credente opera in favore d’altri. Il “mondo”, quando si riferisce ai modi con cui l’uomo d’oggi desidera, soffre, lotta, sogna, ama e spera, è l’alfabeto dell’annuncio del Vangelo. Allo stesso modo con cui le parabole hanno offerto una similitudine del Regno di Dio a partire dalle forme dell’umana esperienza. Gesù ha abitato lo scenario di Nazaret e della Galilea per trenta lunghissimi anni, immergendosi nei linguaggi umani, perché in soli tre anni quelle esperienze e quei linguaggi potessero quasi lievitare, anzi esplodere per dire l’evangelo di Dio. In fondo si tratta di ricuperare in modo corretto il rapporto tra creazione e salvezza, tra mondo e chiesa, non solo come tema teorico, ma come “incontro vitale” tra l’esistenza umana e la sapienza di Dio.

Questi aspetti sono effettivamente profondi, coraggiosi, attenti all’uomo. Lo stesso convegno ha messo in luce negli ambiti il primato della persona, l’esigenza di mettersi in cammino con ciascuno, l’attenzione a non dover relativizzare le persone a una chiesa struttura, a uffici di curia. La complessità della vita chiede invece alla Chiesa di essere semplice, diretta, capace di parlare al cuore per continuare a coltivare in Italia un cattolicesimo popolare, cioè aperto a tutti, capace di essere lievito della cultura del terzo millennio per l’edificazione di una nuova antropologia.
Queste acquisizioni sono sicuramente soddisfacenti rispetto alle aspettative poste nel Convegno di Verona. Quanto emerso è stato frutto di un lavoro cordiale, comunionale, franco, attento.

 

C) QUALI OMBRE

Pur se è difficile parlare di ombre perché si rischia di operare riduzioni, formulare giudizi affrettati, direi che vedo soprattutto due aspetti a partire da Verona fino ad oggi, ovviamente radicati anche nel prima:
- una chiesa ancora troppo racchiusa e raccolta sotto l’autorità della gerarchia, pur se a parole persuasa della bontà e della necessità di una presenza nella storia tramite le esperienze dei fedeli laici
- una chiesa che rischia di volere andare incontro all’uomo d’oggi per dire la sua verità, prima ancora che venga chiesta

Chiesa clericale: Chiesa che rischia di coltivare una comunione ad intra per porsi meglio di fronte al mondo. Chiesa che in questa prospettiva opera mediante i soggetti ecclesiali ( associazioni, movimenti) ma non li abilita a muoversi, a dirsi, a confrontarsi, quasi che tale operazioni apra falle o spaccature non volute o non ci si può permettere di fronte al mondo.
Quanto la Chiesa intende veramente lasciare spazio ai soggetti ecclesiali, alle persone, quanto si impegnerà per la formazione delle coscienze, prima ancora che nella diffusione di scelte da fare?
I laici necessitano di cammini esigenti di formazione, in questa direzione sono importanti i carismi, i ministeri diversi, le vocazioni diverse dei laici, che si riconoscono nelle diverse appartenenze ( Focolarini, CL, AC, Scout….) che poco hanno trovato spazio per un confronto su posizioni che fanno intendere in modo assai diverso l’educazione, la formazione, l’edificazione della Chiesa, i modi di testimoniare in politica, nell’ambito culturale…
La linea di Ruini perseguita in questi anni è stata quella di edificare una comunione intraecclesiale, volta a superare le diatribe e gli scontri e a generare un sentire più condiviso, per far fronte insieme alle questioni poste dalla cultura e dalla società. Questa linea si è percepita nel convegno, nel quale non sono emersi confronti più serrati sul diverso volto di chiesa che stiamo costruendo. e ha anche i suoi pregi, ma è un punti di passaggio, non può essere un traguardo. (Il clima a Verona è stato cordiale, dialogante, ma non c’era neppure nulla da scegliere o da decidere.) Questa comunione deve diventare coraggio di agire insieme per affrontare le questioni, con assunzione di responsabilità precise. Vedi Alici p. 36-37 . - credo che questo aspetto tocchi ogni comunità parrocchiale: diventiamo più adulti se ci troviamo solo a pregare o se proviamo anche a fare esercizi seri di discernimento , a costo anche di sperimentare qualche lacerazione, qualche divisione, ma nella comune ricerca del bene più alto?
provocazione importante per membri di un consiglio pastorale decanale.

Un secondo punto riguarda la disponibilità ad operare un’attenta operazione culturale, fino ad arrivare ad ascoltare la coscienza dell’uomo d’oggi.

Nel discorso di Benedetto XVI e nella prospettiva del convegno è stata forte l’attenzione alla dimensione culturale, con la quale il Vangelo non può non fare i conti. La fede che con amore parla all’intelligenza…. disse il Papa.
Ma a volte sembra che oltre questa disponibilità all’ascolto si percepisca una sorta di schema un po’ rigido: apertura alla fede – o relativismo e cioè ricerca della Verità che la fede offre, o nichilismo, cura della vita o tecnicismo…. il mondo laico nel quale siamo operiamo, dove testimoniamo è un mondo variegato: non essere credenti non significa immediatamente essere contro la vita, a rischio. Molte persone credenti e non credenti rischiano di trovare rassicurazione nella formulazione della Verità e dei valori da parte della Chiesa, ma poi nella propria vita stanno da tempo edificando le scelte su altro, non sul Vangelo… .. a queste scelte personali, non necessariamente cattive, siamo invitati ad arrivare, ma non mediante giudizi escludenti, ma con amorosa attenzione e capacità di ascolto.
Cultura laica, cultura da ascoltare, con la quale dialogare . Ciò chiede tempo. Il tempo che se viene dato è già un segno di speranza.

Dunque;

LUCE DEL VANGELO
LUCE DELLA FORMAZIONE
LUCE DI UNA COMUNIONE APERTA AL RISCHIO
LUCE DI UNA PRESENZA VIVACE OGGI IN CONDIZIONI PIENAMENTE SECOLARIZZATE

OMBRE DELLA PAURA DELL’ALTRO
OMBRE DI UN DEFICIT DI SENSO STORICO
OMBRA DI UNA CHIUSURA AUTOREFERENZIALE CON SINDROME DI ACCERCHIAMENTO

 

D) PASSI POSSIBILI

Le ombre si accorciano quando siamo in piena luce, si allungano quando siamo al tramonto… come stare nella luce? Luce della PAROLA, del primato di Dio cercato nella vita quotidiana?

- FAVORIRE LA PERSONALIZZAZIONE DELLA FEDE

Se da un lato si sente una grande enfasi sul cristianesimo e sulla testimonianza e sul laicato, dall’altro si registra una modalità un po’ povera di valorizzazione di cammini precisi di elaborazione condivisa nella Chiesa. Poco posto hanno le aggregazioni laicali, le associazioni, i movimenti quali soggetti portatori di possibili stimoli, sollecitazioni, cammini spirituali. Sembra quasi che se ne abbia ancora un certo timore, e allora si preferisce il cammino del laico non associato, direttamente disponibile a quanto dice il prete, senza avere luoghi proprio di crescita.. Cattolicesimo popolare se non si specifica rimane minimo, generico…

promuovere associazioni e movimenti:

quindi ritengo importante curare la formazione, ma anche curare le diverse vocazioni laicali, i carismi, i ministeri. associazioni e movimenti sanamente ecclesiali aiutano a crescere – io devo molto agli scout e all’ac due mondi associativi che mi hanno restituita sempre alla mia chiesa.


- MATURARE UNA INTESA COMUNIONE ECCLESIALE E INSIEME PROFETICA

Le fatiche di essere oggi dentro un contesto dove c’è poco spazio potrebbe indurre a un silenzio o a una rinuncia a percorrere le vie di oggi dentro la Chiesa, un po’ lenta e un po’ sorda. Ma la storia,anche quella precedente il Vaticano II, ci insegna che laddove vanno svolti cammini nuovi , bisogna procedere con coraggio, a volte in solitudine, senza aspettare che tutti già siano d’accordo, siano arrivati, altrimenti non ci sarebbero piste nuove da cercare. Chi prima del concilio ha creduto a un certo volto di Chiesa e di laicato ha saputo anche procedere in silenzio. Con uno spirito di comunione e di rispetto vale la pena continuare, cercare, dove possibile dire, nella ricerca di modi più pieni e adeguati di essere Chiesa come parrocchia cioè come Casa tra le gente e non realtà autoreferenziale. Per questo il laicato necessita formazione, coraggio di agire, pensare, creare novità ed essere testimoni in spazi altrimenti abbandonati.

Soprattutto, se la strada indicata è quella della comunione intraecclesiale, e si è espressa una certa capacità di viverla, oggi forse siamo chiamati a far evolvere questa comunione in una direzione più missionaria, più capace di porsi a contatto con le vicende quotidiane, dove portare innanzitutto la ricchezza della fede, prima che le risposte a tutti i problemi.

 

ESERCITARCI INSIEME NEL VIVERE IL CRISTIANESIMO A 360 GRADI

La Chiesa che scopre e riscopre l’importanza dei laici, in quanto battezzati, deve ancora un po’ familiarizzare con questa ricchezza, di cui a volte teme pericolosi colpi di testa. Credo che su questo punto si debba impegnare le migliori energie delle comunità per offrire una testimonianza cristiana umanamente matura e adulta, non perfetta, ma santa, attenta alla vita delle persone, non affannosa nel cercare soluzioni e risposte prima di aver accettato il confronto e l’ascolto delle domande dell’altro. Come ricordava la citazione di Brambilla, mi sembra importante attivare luoghi e occasioni dentro la comunità cristiana per esercitarci a parlare in lingua corrente il cristianesimo. Attualizzare le parabole, darle il linguaggio di oggi, attualizzare le situazioni umane a come il Vangelo parla e che aiutano a far parlare il Vangelo. Ciò chiede corsi di “lingua” pazienti… per parlare oggi del Vangelo.