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Comunità
parrocchiale di SANT'APOLLINARE piazza S.Apollinare 7 20152 - Milano telefono e fax 02-48911136 |
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Intervento
della Dr.ssa Valentina Soncini, responsabile del settore formazione adulti
dell’Azione Cattolica Diocesana
Il
convegno ecclesiale di Verona
Tratti del profilo del laico
Luci e ombre e qualche possibile passo
Il
fedele diviene “Testimone”
Quali sono riflessioni o orientamenti per il laicato impegnato oggi? per
la comunità cristiana nel dopo Verona?
Il punto di osservazione che ho avuto è quello di delegata della
Diocesi di Milano, la preparazione e gli ambiti di riflessione prima e dopo
mi sono stati offerti dal cammino associativo dell’Azione Cattolica.
A) Come svolgere questa presentazione:
- una breve introduzione all’evento e alla sua impostazione –
testimoni
- quale centralità del laico
B) Poi cercherei di cogliere soprattutto le luci di questo profilo
C) A seguire alcuni punti problematici
D) Passi possibili
A)
Il contesto, la peculiarità, i laici
Questo Convegno nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere esplicitamente
dedicato ai laici, ma in corso d’opera è stato mutato il suo
senso e centrato sulla testimonianza cristiana, offerta non solo dai singoli,
ma da tutta la comunità cristiana presente nella storia.
In preparazione a questo evento e nel solco di questa originaria intenzione
S. Ecc. Rabitti, vescovo delle aggregazioni laicali in Italia, ha scritto
una lettera a Pasqua del 2005 indirizzata a tutti i laici quale ideale convocazione
di tutti i laici a Verona, Fate di Cristo il cuore del mondo.
Il documento preparatorio, di cui siamo debitori dal nostro Arcivescovo,
Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, ha poi indicato la
prospettiva di lavoro: essere testimoni, come singoli e come Chiesa, dentro
la vita. Questa attenzione al primato di Cristo, al discepolato, alla testimonianza
come modalità impegnativa, ma inevitabile, nella relazione fede-vita,
si è poi specificata in 5 diversi ambiti, 5 dimensioni trasversali
e capaci di chiamare in gioco tutta la persona, tutta la vita.
Così disse Brambilla a questo proposito:
Uno degli aspetti più apprezzati della Traccia e degli eventi celebrati quest’anno in varie parti del paese è stato certamente l’inusuale formulazione dei cinque ambiti a tema qui a Verona. Con ciò si è voluto rompere la consueta articolazione dei momenti con cui si è soliti immaginare la missione della Chiesa nel mondo. La rappresentazione diffusa delle funzioni della pastorale (annuncio, celebrazione, comunione, carità, missione, animazione culturale, presenza sociale, lavoro, turismo, migrantes ecc.) ha sovente preso nella pratica un andamento molto settoriale e autoreferenziale. I settori della vita e dell’azione pastorale della Chiesa sono così diventati motivo per documenti e interventi talvolta senza ascolto reciproco e interdipendenza pratica. Il danno prevedibile è di perdere non solo l’unità della vita cristiana e della missione ecclesiale, ma di non riuscire a servire alla vita quotidiana della gente.
Proprio alla
luce di questi ambiti giustamente il card. Ruini ha sottolineato la decisività
della testimonianza laicale:
… Sono i laici ad avere le più frequenti e per così
dire “naturali” opportunità di svolgere una specie di
apostolato o diaconia delle coscienze, esplicitando la propria fede e traducendo
in comportamenti effettivi e visibili la propria coscienza cristianamente
formata. Così essi possono aiutare ogni uomo e ogni donna con cui
hanno a che fare a riscoprire lo sguardo della fede e a mantenere desta
a propria volta la coscienza, lasciandosi interrogare da essa e possibilmente
ascoltandola in concreto.
B) LUCI
Le acquisizioni sui laici, dentro la dinamica del convegno:
Sia in
doversi interventi ufficiali (Relatori) sia nella partecipazione nei gruppi,
la presenza laicale è stata importante. Stile, sintesi, scioltezza
I contenuti
In sintesi: Triplice vocazione: formativa (spirituale), sinodale (comunicale),
secolare (responsabilità missionaria)
Testimoni
“di” Cristo
Benedetto XVI: essere suoi, di Lui, lasciarsene determinare.
Primato della dimensione spirituale, sete di profondità, e insieme
importanza di essere coltivati e sostenuti nell’abbeverarsi alla dimensione
profonda della grazia.
Testimoni
non isolati
Testimoni sostenuti, alimentati da una partecipazione ecclesiale significativa,
comunionale, aperta al discernimento.
Fedeli laici pienamente appartenenti alla comunità, in dialogo con
i sacerdoti (insieme si sta o si cade; sinfonia delle diverse vocazioni,
richiesta di cura e di riconoscimento non solo in funzione di servizi da
svolgere).
SOTTOLINEATURA DELLA importante COMUNIONE DENTRO LA CHIESA per un discernimento
comunitario e per una elaborazione di percorsi adatti a esprimere oggi la
testimonianza cristiana rispetto alle nuove grandi questioni della vita
(lavoro,politica, etica)
Testimoni
non per caso, ma formati
Testimoni più esposti, in ogni luogo della vita, per dire il Vangelo.
La rilevanza del loro compito quotidiano famigliare, sociale e politica,
e l’importanza del laicato per edificare un volto compiuto di Chiesa,
rende necessario un maggiore investimento formativo, una cura maggiore di
una comunione ecclesiale e l’apertura di spazi per poter elaborare
nuove forme di testimonianza, di vissuto cristiano.
- PRIMATO DELLA FORMAZIONE - Ruini, ambiti, ….
…Soltanto per questa via può realizzarsi la saldatura
tra la fede e la vita e può assumere concretezza quella “seconda
fase” del progetto culturale che è stata motivatamente proposta
dal Cardinale Tettamanzi. Questa forma di testimonianza missionaria appare
dunque decisiva per il futuro del cristianesimo e in particolare per mantenere
viva la caratteristica “popolare” del cattolicesimo italiano,
senza ridurlo a un “cristianesimo minimo”, come ha giustamente
chiesto Don Franco Giulio Brambilla: tale forma di testimonianza dovrebbe
pertanto crescere e moltiplicarsi. Potrà farlo però soltanto
sulla base di una formazione cristiana realmente profonda, nutrita di preghiera
e motivata e attrezzata anche culturalmente.
Essere speranza del mondo
TESTIMONIANZA quotidiana,
nuova , con genialità secolare: genio cristiano nel tradurre Vangelo
nella storia, esercizio di speranza che si fa forma pratica di vita testimoniale.
Questa possibilità di presenza è il dato non scontato, scaturisce
dalla capacità di camminare nella storia, dentro le vicende quotidiane,
abitandole come tutti, ma insieme aperti al primato di Dio. Ciò chiede
di essere capaci di attenzione continua a Dio e all’uomo, a Gesù
Cristo, a cui essere relativi, per poter incontrare veramente l’uomo.
Tettamanzi così richiamava l’intreccio tra sequela personale,
attenzione alla cultura, capacità di leggere il contesto:
…. La testimonianza è questione globale e unitaria
di spiritualità, di pastorale e di cultura, perché per interiore
esigenza e di fatto essa scaturisce dalle radici vive e vivificanti di una
intensa spiritualità, si esprime nell’agire pastorale-missionario
della Chiesa e dei credenti e trova nella cultura lo strumento e insieme
la forza per “aprirsi” e “dialogare” con i linguaggi
e le esperienze della vita dell’uomo d’oggi. Ci troviamo dunque
di fronte a tre realtà, più tre dimensioni, che vanno profondamente
saldate insieme. In particolare, la cultura viene intesa «come capacità
della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un orizzonte di
senso, di essere con la stessa esistenza un punto di riferimento credibile
per chi cerca una risposta alle esigenze complesse e multiformi che segnano
la vita.
In questo senso il vissuto, come testimonianza, si configura come sintesi
finale di un processo di discernimento evangelico che si snoda attraverso
le fasi del leggere e interpretare i segni di senso o di speranza, del decidersi
con scelte libere e responsabili per offrire senso e seminare speranza,
dell’impegnarsi in atteggiamenti e comportamenti concreti e, dunque,
in opere di speranza, giungendo sino a una specie di coraggiosa “organizzazione
della speranza” anche sotto il profilo comunitario e strutturale.
In questa linea la testimonianza, che passa attraverso il discernimento,
presuppone un umile e forte esame di coscienza e diviene il frutto di una
vera e propria conversione: a Cristo e all’uomo.
Ancora su questo profilo di testimone attento alla realtà culturale,
al mondo, dentro la storia è risuonata la parte conclusiva dell’intervento
di F.G.Brambilla:
La testimonianza come “esercizio” significa che la vita cristiana è un agire che sa assumere le forme della vita umana come un alfabeto in cui dirsi e in cui realizzarsi. Sarebbe un’interpretazione fuorviante immaginare che il “mondo”, presente nel motto di Verona, sia solo lo scenario passivo di un’azione di salvezza che il credente opera in favore d’altri. Il “mondo”, quando si riferisce ai modi con cui l’uomo d’oggi desidera, soffre, lotta, sogna, ama e spera, è l’alfabeto dell’annuncio del Vangelo. Allo stesso modo con cui le parabole hanno offerto una similitudine del Regno di Dio a partire dalle forme dell’umana esperienza. Gesù ha abitato lo scenario di Nazaret e della Galilea per trenta lunghissimi anni, immergendosi nei linguaggi umani, perché in soli tre anni quelle esperienze e quei linguaggi potessero quasi lievitare, anzi esplodere per dire l’evangelo di Dio. In fondo si tratta di ricuperare in modo corretto il rapporto tra creazione e salvezza, tra mondo e chiesa, non solo come tema teorico, ma come “incontro vitale” tra l’esistenza umana e la sapienza di Dio.
Questi aspetti sono
effettivamente profondi, coraggiosi, attenti all’uomo. Lo stesso convegno
ha messo in luce negli ambiti il primato della persona, l’esigenza
di mettersi in cammino con ciascuno, l’attenzione a non dover relativizzare
le persone a una chiesa struttura, a uffici di curia. La complessità
della vita chiede invece alla Chiesa di essere semplice, diretta, capace
di parlare al cuore per continuare a coltivare in Italia un cattolicesimo
popolare, cioè aperto a tutti, capace di essere lievito della cultura
del terzo millennio per l’edificazione di una nuova antropologia.
Queste acquisizioni sono sicuramente soddisfacenti rispetto alle aspettative
poste nel Convegno di Verona. Quanto emerso è stato frutto di un
lavoro cordiale, comunionale, franco, attento.
C) QUALI OMBRE
Pur se è difficile
parlare di ombre perché si rischia di operare riduzioni, formulare
giudizi affrettati, direi che vedo soprattutto due aspetti a partire da
Verona fino ad oggi, ovviamente radicati anche nel prima:
- una chiesa ancora troppo racchiusa e raccolta sotto l’autorità
della gerarchia, pur se a parole persuasa della bontà e della necessità
di una presenza nella storia tramite le esperienze dei fedeli laici
- una chiesa che rischia di volere andare incontro all’uomo d’oggi
per dire la sua verità, prima ancora che venga chiesta
Chiesa clericale: Chiesa
che rischia di coltivare una comunione ad intra per porsi meglio di fronte
al mondo. Chiesa che in questa prospettiva opera mediante i soggetti ecclesiali
( associazioni, movimenti) ma non li abilita a muoversi, a dirsi, a confrontarsi,
quasi che tale operazioni apra falle o spaccature non volute o non ci si
può permettere di fronte al mondo.
Quanto la Chiesa intende veramente lasciare spazio ai soggetti ecclesiali,
alle persone, quanto si impegnerà per la formazione delle coscienze,
prima ancora che nella diffusione di scelte da fare?
I laici necessitano di cammini esigenti di formazione, in questa direzione
sono importanti i carismi, i ministeri diversi, le vocazioni diverse dei
laici, che si riconoscono nelle diverse appartenenze ( Focolarini, CL, AC,
Scout….) che poco hanno trovato spazio per un confronto su posizioni
che fanno intendere in modo assai diverso l’educazione, la formazione,
l’edificazione della Chiesa, i modi di testimoniare in politica, nell’ambito
culturale…
La linea di Ruini perseguita in questi anni è stata quella di edificare
una comunione intraecclesiale, volta a superare le diatribe e gli scontri
e a generare un sentire più condiviso, per far fronte insieme alle
questioni poste dalla cultura e dalla società. Questa linea si è
percepita nel convegno, nel quale non sono emersi confronti più serrati
sul diverso volto di chiesa che stiamo costruendo. e ha anche i suoi pregi,
ma è un punti di passaggio, non può essere un traguardo. (Il
clima a Verona è stato cordiale, dialogante, ma non c’era neppure
nulla da scegliere o da decidere.) Questa comunione deve diventare coraggio
di agire insieme per affrontare le questioni, con assunzione di responsabilità
precise. Vedi Alici p. 36-37 . - credo che questo aspetto tocchi ogni comunità
parrocchiale: diventiamo più adulti se ci troviamo solo a pregare
o se proviamo anche a fare esercizi seri di discernimento , a costo anche
di sperimentare qualche lacerazione, qualche divisione, ma nella comune
ricerca del bene più alto?
provocazione importante per membri di un consiglio pastorale decanale.
Un secondo punto riguarda la disponibilità ad operare un’attenta operazione culturale, fino ad arrivare ad ascoltare la coscienza dell’uomo d’oggi.
Nel discorso di Benedetto
XVI e nella prospettiva del convegno è stata forte l’attenzione
alla dimensione culturale, con la quale il Vangelo non può non fare
i conti. La fede che con amore parla all’intelligenza…. disse
il Papa.
Ma a volte sembra che oltre questa disponibilità all’ascolto
si percepisca una sorta di schema un po’ rigido: apertura alla fede
– o relativismo e cioè ricerca della Verità che la fede
offre, o nichilismo, cura della vita o tecnicismo…. il mondo laico
nel quale siamo operiamo, dove testimoniamo è un mondo variegato:
non essere credenti non significa immediatamente essere contro la vita,
a rischio. Molte persone credenti e non credenti rischiano di trovare rassicurazione
nella formulazione della Verità e dei valori da parte della Chiesa,
ma poi nella propria vita stanno da tempo edificando le scelte su altro,
non sul Vangelo… .. a queste scelte personali, non necessariamente
cattive, siamo invitati ad arrivare, ma non mediante giudizi escludenti,
ma con amorosa attenzione e capacità di ascolto.
Cultura laica, cultura da ascoltare, con la quale dialogare . Ciò
chiede tempo. Il tempo che se viene dato è già un segno di
speranza.
Dunque;
LUCE DEL VANGELO
LUCE DELLA FORMAZIONE
LUCE DI UNA COMUNIONE APERTA AL RISCHIO
LUCE DI UNA PRESENZA VIVACE OGGI IN CONDIZIONI PIENAMENTE SECOLARIZZATE
OMBRE DELLA PAURA DELL’ALTRO
OMBRE DI UN DEFICIT DI SENSO STORICO
OMBRA DI UNA CHIUSURA AUTOREFERENZIALE CON SINDROME DI ACCERCHIAMENTO
D) PASSI POSSIBILI
Le ombre si accorciano quando siamo in piena luce, si allungano quando siamo al tramonto… come stare nella luce? Luce della PAROLA, del primato di Dio cercato nella vita quotidiana?
-
FAVORIRE LA PERSONALIZZAZIONE DELLA FEDE
Se da un lato si sente una grande enfasi sul cristianesimo e sulla testimonianza
e sul laicato, dall’altro si registra una modalità un po’
povera di valorizzazione di cammini precisi di elaborazione condivisa nella
Chiesa. Poco posto hanno le aggregazioni laicali, le associazioni, i movimenti
quali soggetti portatori di possibili stimoli, sollecitazioni, cammini spirituali.
Sembra quasi che se ne abbia ancora un certo timore, e allora si preferisce
il cammino del laico non associato, direttamente disponibile a quanto dice
il prete, senza avere luoghi proprio di crescita.. Cattolicesimo popolare
se non si specifica rimane minimo, generico…
promuovere
associazioni e movimenti:
quindi ritengo importante curare la formazione, ma anche curare le diverse
vocazioni laicali, i carismi, i ministeri. associazioni e movimenti sanamente
ecclesiali aiutano a crescere – io devo molto agli scout e all’ac
due mondi associativi che mi hanno restituita sempre alla mia chiesa.
-
MATURARE UNA INTESA COMUNIONE ECCLESIALE E INSIEME PROFETICA
Le fatiche di essere oggi dentro un contesto dove c’è poco
spazio potrebbe indurre a un silenzio o a una rinuncia a percorrere le vie
di oggi dentro la Chiesa, un po’ lenta e un po’ sorda. Ma la
storia,anche quella precedente il Vaticano II, ci insegna che laddove vanno
svolti cammini nuovi , bisogna procedere con coraggio, a volte in solitudine,
senza aspettare che tutti già siano d’accordo, siano arrivati,
altrimenti non ci sarebbero piste nuove da cercare. Chi prima del concilio
ha creduto a un certo volto di Chiesa e di laicato ha saputo anche procedere
in silenzio. Con uno spirito di comunione e di rispetto vale la pena continuare,
cercare, dove possibile dire, nella ricerca di modi più pieni e adeguati
di essere Chiesa come parrocchia cioè come Casa tra le gente e non
realtà autoreferenziale. Per questo il laicato necessita formazione,
coraggio di agire, pensare, creare novità ed essere testimoni in
spazi altrimenti abbandonati.
Soprattutto, se la strada indicata è quella della comunione intraecclesiale, e si è espressa una certa capacità di viverla, oggi forse siamo chiamati a far evolvere questa comunione in una direzione più missionaria, più capace di porsi a contatto con le vicende quotidiane, dove portare innanzitutto la ricchezza della fede, prima che le risposte a tutti i problemi.
ESERCITARCI
INSIEME NEL VIVERE IL CRISTIANESIMO A 360 GRADI
La Chiesa che scopre e riscopre l’importanza dei laici, in quanto
battezzati, deve ancora un po’ familiarizzare con questa ricchezza,
di cui a volte teme pericolosi colpi di testa. Credo che su questo punto
si debba impegnare le migliori energie delle comunità per offrire
una testimonianza cristiana umanamente matura e adulta, non perfetta, ma
santa, attenta alla vita delle persone, non affannosa nel cercare soluzioni
e risposte prima di aver accettato il confronto e l’ascolto delle
domande dell’altro. Come ricordava la citazione di Brambilla, mi sembra
importante attivare luoghi e occasioni dentro la comunità cristiana
per esercitarci a parlare in lingua corrente il cristianesimo. Attualizzare
le parabole, darle il linguaggio di oggi, attualizzare le situazioni umane
a come il Vangelo parla e che aiutano a far parlare il Vangelo. Ciò
chiede corsi di “lingua” pazienti… per parlare oggi del
Vangelo.