<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Sant'Apollinare
Premessa: comunione, corresponsabilità e natura del decanato
Comunità parrocchiale di
SANT'APOLLINARE
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1.1 - I RIFERIMENTI ESSENZIALI PER IL CONSIGLIO PASTORALE DECANALE

Il Consiglio pastorale decanale è lo strumento fondamentale per l’azione pastorale di ciascun decanato. La sua natura, i suoi compiti e il suo funzionamento possono essere compresi e attuati solo se si ha ben chiaro un duplice riferimento: il binomio comunione-corresponsabilità come essenziale per tutte le articolazioni della Diocesi e il senso e la natura del decanato stesso.

Quanto al primo riferimento, le indicazioni essenziali sono presentate dal Capitolo 5 del Sinodo diocesano 47°, che apre la trattazione della Sezione dedicata alle articolazioni della Diocesi, compreso il decanato e, in esso, il relativo consiglio, sviluppando in tre costituzioni il tema della comunione e corresponsabilità. Il Direttorio per i Consigli Parrocchiali riprende le stesse tematiche e può offrire utili spunti anche per i Consigli decanali.

La natura del decanato, invece, è affrontata nel Capitolo 8 del Sinodo diocesano 47° e va attentamente approfondita anche al fine di rendere il Consiglio decanale uno strumento adeguato ai propri compiti.


1.2 - LA NATURA DEL DECANATO E LE SUE FUNZIONI NEL SINODO DIOCESANO 47°

1.2.1 Definizione e scopi del decanato
La cost. 161, al primo paragrafo, definisce anzitutto il decanato: “Il decanato è quell'articolazione territoriale della Diocesi, che raggruppa un certo numero di parrocchie tra loro vicine e, a volte, tra loro coordinate secondo la modalità delle unità pastorali, al fine di favorire la cura pastorale mediante un'azione comune”(cf. anche can. 374, § 2).

Sulla base di questa definizione il Sinodo individua due scopi principali del decanato: “la comunione fra le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali presenti sul suo territorio e la delineazione di un'azione pastorale comune, che dia alle parrocchie un dinamismo missionario” (cost. 161, § 1). A queste finalità se ne aggiunge una terza, “più tradizionale e già implicitamente esigita nelle altre due”, cioè “l’essere luogo di fraternità e di formazione permanente tra presbiteri” (cost. 161, § 1).

Il Consiglio pastorale decanale, pur non essendo del tutto estraneo a quest’ultima finalità, si riferisce evidentemente ai primi due scopi. Si tratta di due aspetti dell’unica realtà del decanato, che non vanno letti in successione cronologica, ma che sono strettamente coordinati: la comunione è per la missione e, a sua volta, l’azione missionaria comune fa crescere una vera comunione.

1.2.2 La comunione all’interno del decanato
All’interno del decanato, le comunità parrocchiali, eventualmente già collegate tra loro nella forma delle comunità pastorali o delle unità pastorali (cf. omelia della messa crismale del 2006), e le altre realtà ecclesiali presenti nel territorio (istituti di vita consacrata, società di vita apostolica, associazioni, movimenti, enti diversi) trovano l’occasione per conoscersi, per stimarsi, per aiutarsi vicendevolmente, per crescere nella fedeltà al Signore.

Tale incontro non pregiudica le identità di ciascuna comunità o realtà ecclesiale, ma ha lo scopo di mettere “in comune le capacità, i carismi, le competenze che contraddistinguono ciascuna di esse” (cost. 161, § 2). In questo modo - afferma sempre il Sinodo - “il decanato diventa forte esperienza di Chiesa per presbiteri, diaconi, consacrati e laici che si educano all'ascolto reciproco, alla stima e alla corresponsabilità, contribuendo efficacemente alla pastorale d'insieme per il territorio” (cost. 161, § 2).

Il decanato “non è certo una "superparrocchia" o una “superaggregazione” di realtà ecclesiali. E’, piuttosto e più propriamente, una comunione di parrocchie e una comunione di aggregazioni e realtà ecclesiali. In questa ottica, come talvolta si è descritta la parrocchia quale “famiglia di famiglie”, così – analogamente – si potrebbe descrivere il decanato come “parrocchia di parrocchie”. Ne deriva che ogni singola parrocchia deve essere rispettata, stimata, onorata, amata nella sua identità, storia, cultura, varietà e ricchezza di istituzioni, di persone e di iniziative. Nello stesso tempo, però, è necessario che ogni parrocchia sia aiutata ad amare e a vivere il vincolo che la unisce coralmente alle altre parrocchie che formano il decanato: un vincolo che si radica nella comunione e si sviluppa nella collaborazione e nella corresponsabilità. Peraltro, solo nel cammino “comune” può essere compresa ed esaltata la “specificità” delle singole comunità e realtà ecclesiali” (D. TETTAMANZI, Omelia della Messa crismale 2005, 24 marzo 2005).

La comunione, nei suoi vari aspetti, è dono di Dio, ma esige alcune condizioni e alcune occasioni per crescere e svilupparsi. Compito del Consiglio decanale, come più oltre verrà indicato, sarà anche quello di trovare e proporre iniziative di conoscenza, di incontro, di preghiera comune, di festa, eccetera.

L’Assemblea dei presbiteri del decanato, che è particolarmente orientata ad essere luogo di fraternità e di formazione permanente (cf. la terza finalità del decanato sopra indicata), è essa stessa occasione di incontro e di sviluppo della comunione delle varie comunità, attraverso la crescita della consonanza tra coloro che in esse hanno il ruolo di pastori. Con essa il Consiglio pastorale decanale è chiamato a mantenere un proficuo rapporto (cf. 5.2).

1.2.3 Il decanato per un’azione pastorale comune
La comunione tra le comunità parrocchiali, che nel decanato deve realizzarsi, non è fine a se stessa, ma è in vista di un'azione pastorale comune. A questo proposito, con un'efficace immagine il Card. Martini ha definito il decanato "come espressione dello scoppio cattolico e missionario della parrocchia" (Qualche spunto conclusivo, in Rivista Diocesana Milanese 75 [1984] 933). Infatti, afferma il Sinodo 47°: “La dimensione missionaria della parrocchia esige che la comunione che lega tra loro diverse comunità parrocchiali, in particolare quelle dello stesso decanato, si esprima anche attraverso forme fattive di collaborazione in vista di iniziative comuni nel campo dell'evangelizzazione, del ministero della carità e del rapporto con la società civile” (cost. 154). Quanto asserito per la parrocchia vale anche per le altre realtà ecclesiali presenti nel territorio, se vogliono vivere con efficacia un impegno missionario autenticamente ecclesiale.

Il decanato, pertanto, “è il luogo in cui le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali confrontano e coordinano la propria azione pastorale, concretizzando in modo specifico, cioè per la situazione del decanato, le indicazioni del piano pastorale diocesano e dei programmi annuali” (cost. 161, § 3). Punto di riferimento imprescindibile è quindi il piano pastorale diocesano, così come precisato dai programmi annuali. All’interno di questo orizzonte, “si tratta di determinare bene i livelli di intervento: alcuni debbono essere riferiti a una azione comune nel decanato ed eventualmente nella zona pastorale, altri sono propri di ciascuna parrocchia. Si dovranno elaborare criteri comuni, lasciando alle singole comunità un legittimo spazio per la realizzazione. Si tratta di costruire una vera mentalità pastorale comune” (cost. 161, § 3).

Il Sinodo indica, a titolo esemplificativo, alcuni strumenti utili per impostare una pastorale d’insieme decanale: “una agenda delle priorità, un piano di riflessione ordinato, la coordinazione di alcuni interventi (ad esempio date, scadenze, soggetti, luoghi dell'iniziazione cristiana; forma e contenuti degli itinerari di preparazione al matrimonio; l'aiuto e lo scambio pastorale tra i presbiteri; i rapporti con gli insegnanti di religione e la scuola; la pastorale del lavoro; la pastorale della sanità sul territorio; la pastorale ecumenica; le relazioni con le istituzioni sociali e di assistenza)” (cost. 161, § 3). Perché questa condivisione nell’impegno pastorale raggiunga nel concreto la vita delle comunità cristiane “è pure necessario che il decanato possa diventare maggiormente un luogo di discernimento e di aiuto reciproco anche in ordine alla realizzazione di forme concrete di perequazione economica tra le diverse comunità. Può e deve essere anche questo un segno quanto mai eloquente e trasparente di un’autentica comunione nella Chiesa. Più precisamente, la perequazione economica è, nello stesso tempo un frutto e un alimento della comunione” (omelia della Messa crismale 2005, 24 marzo 2005).

Sulla base della concreta realtà di ciascun decanato i vari ambiti in cui dovrà essere esercitata una pastorale d’insieme potranno essere seguiti, oltre che nel loro complesso dal Consiglio pastorale decanale, da appositi organismi, quali commissioni o consulte, i quali, sempre in stretta collaborazione con il Consiglio (cf. 5.1), manterranno i contatti con le analoghe realtà esistenti a livello diocesano, oltre che parrocchiale e, talvolta, zonale.

Nell’ambito dell’azione pastorale comune, è di fondamentale importanza la collaborazione tra i presbiteri (cf. cost. 161, § 5).

1.2.4 Il decanato come soggetto di pastorale
La promozione di un’azione pastorale comune tra le realtà che lo compongono potrà portare il decanato a diventare esso stesso soggetto di iniziative pastorali. Molto chiaramente il Sinodo afferma: “il decanato è chiamato ad assumere in prima persona quelle iniziative pastorali riguardanti ambiti che superano l'estensione e le capacità delle singole parrocchie e che, altrimenti, resterebbero senza una specifica cura pastorale, o anche ad assumere quelle iniziative che, pur potendo essere promosse senza eccessiva difficoltà dalle singole parrocchie, trovano nella dimensione decanale un respiro più ampio e maggiormente ecclesiale” (cost. 161, § 4).

Ambiti che altrimenti sarebbero difficilmente oggetto di cura pastorale specifica sono, ad esempio, quelli della scuola, dei problemi del territorio, del socio-politico, dell'assistenza, eccetera. Iniziative che, pur potendo essere promosse senza difficoltà dalle singole parrocchie, trovano nella dimensione decanale un più ampio respiro e una maggiore accentuazione dell'aspetto ecclesiale sono, ad esempio, quelle nel campo della pastorale giovanile e familiare e nel campo della formazione degli operatori pastorali. Si inseriscono in questa linea le responsabilità richiamate ai decani e, per loro tramite, ai decanati stessi in ordine al coordinamento pastorale nelle scelte relative agli orari delle Messe, all’impostazione e programmazione dei cammini di catechesi e di iniziazione cristiana, come pure nella preparazione dei fidanzati al matrimonio e nell’accompagnamento delle giovani coppie (D. TETTAMANZI, lettera ai decani, 16 ottobre 2005, n. 7).

Le iniziative proprie del decanato possono assumere naturalmente le forme più varie a seconda delle esigenze: dalla promozione di itinerari formativi specializzati rivolti a determinate categorie di persone (ad esempio i catechisti o le persone impegnate nel socio-politico), alla creazione di centri per servizi assistenziali, al far nascere soggetti giuridici per la gestione di determinate realtà.

1.2.5 Decanato, pastorale d’insieme e unità pastorali
L’attuale interesse circa le comunità pastorali e le unità pastorali (omelia della Messa crismale 2006) può sembrare mettere in ombra la realtà del decanato, quasi che esso si presentasse come una struttura del passato. In realtà ogni riferimento alle comunità pastorali e alle unità pastorali deve essere inserito nell’ambito più vasto della cosiddetta pastorale d’insieme. Ciò che conta è realizzare effettivamente questa che “è esigenza connaturata con la Chiesa, quale realtà di comunione, e a tutta la sua missione e azione evangelizzatrice” (cost. 155, § 1). Le comunità pastorali e le unità pastorali, nelle loro diverse tipologie, sono delle modalità per attuare la pastorale d’insieme e devono inserirsi in quel luogo normale per un'autentica ed efficace pastorale d'insieme che non può che essere il decanato. Conseguentemente la riflessione sulla pastorale d'insieme potrà portare qualche volta alla decisione di dar vita a una o più comunità o unità pastorali nel decanato; sempre, invece, dovrà condurre alla rinnovata decisione di creare, o comunque potenziare, nell'ambito stesso del decanato le condizioni necessarie per vivere una pastorale d'insieme, da attuare con le scelte opportune. Dovrà quindi essere data una particolare avvertenza, nel momento in cui si dà avvio a una comunità o unità pastorale, al rapporto con il decanato (cf. cost. 158, § 1), con attenzione anche alle altre comunità o unità pastorali già eventualmente presenti in esso.